Conto corrente ma quanto mi costi?

Conto corrente ma quanto mi costi!

Mi rivolgo alla Vs. rubrica per sottoporvi una questione che mi ha molto contrariato. A seguito di un servizio passato al TG sui costi applicati dalle banche ai correntisti, ho recuperato gli estratti conto che mi sono arrivati a gennaio di quest’anno dai due istituti di cui ci avvaliamo ormai da anni in famiglia. Con mia sorpresa ho constatato che per entrambi le spese sono aumentate, anche se l’operatività è rimasta per lo più identica all’anno precedente. Vorrei fare qualcosa ma ho paura che tanto sia tutto inutile e che le banche siano tutte uguali. Grazie.

L’anno è appena iniziato e gennaio è generalmente, uno dei mesi più pesanti per le tasche degli italiani (Imu, bollo auto, canone Rai, Tares, imposte di bollo, contributi Irpef, Iva, ecc…). Tra un lamento e l’altro, diventa imprescindibile verificare se esistono alcune spese inutili, quindi tagliarle.

L’opportunità arriva appunto in questi giorni con l’invio a casa (o sullo schermo del proprio computer) del proprio estratto conto, sistematicamente ignorato dalla maggioranza degli italiani.
Nella documentazione inviata al cliente, la banca riporta anche il riepilogo delle spese sostenute nell’anno solare per la tenuta del conto. C’è quindi la possibilità di verificare, almeno una volta all’anno, se il proprio conto corrente costa troppo e, se del caso, andare in banca o su internet per accertare se esistono offerte più convenienti ed eventualmente cambiare. I conti aperti da più anni costano più di quelli recenti: in banca, la fedeltà non paga, anzi, costa!

Tra le varie voci riportate, si trova l’ISC (Indicatore Sintetico di Costo). Questo non è altro che un valore, calcolato per diversi tipi di clientela, che fornisce un’indicazione del costo complessivo del conto, considerando le spese e le commissioni addebitabili al cliente nel corso dell’anno, esclusi interessi e tasse. Confrontando le spese sostenute con l’ISC, è quindi possibile verificare se esistono, presso lo stesso istituto, conti e servizi più adatti alle proprie esigenze.

Tuttavia, per trovare il conto migliore, il cliente non può fare affidamento sui consigli del suo “fidato” bancario. Per la Banca d’Italia, spetta al cliente scoprirlo.

Sono quindi solo i correntisti “attenti” quelli che potranno pagar meno. Ai meno accorti, non rimane altro che pagare sempre di più.

È ormai accertato che la fedeltà in banca non viene premiata, anzi, i clienti di vecchia data hanno condizioni peggiori rispetto ai nuovi. È quello che emerge dall’ultima indagine di Bankitalia sul costo dei c/c. Dallo studio emerge infatti che per i c/c aperti da uno e due anni la spesa è intorno ai 70 euro. Questo costo medio tende a crescere con l’aumentare dell’anzianità del conto, superando i 100 euro per i conti con 10 anni di vita. Ciò è dovuto al fatto che le banche, quasi sempre, offrono condizioni agevolate per attrarre la nuova clientela. Una specie di “specchietto per le allodole”. Peccato che siano offerte “a scadenza”, cioè per un periodo determinato, scaduto il quale, il correntista dovrà sottostare a condizioni di molto peggiori, con il rischio di vedersi vanificare quanto risparmiato in un primo momento. La banca infatti, conta sull’atavico comportamento del cittadino italiano a mantenere, il più delle volte per pigrizia, lo “status quo”.

Questa pigrizia costa cara. Ecco infatti che la perdita di denaro si ripete negli anni per l’incapacità della clientela a rinegoziare con la propria banca le condizioni economiche o ancor meglio a cambiare conto corrente. Una pigrizia che alla fine aumenta la fidelizzazione, sostenendo i ricavi delle banche, ma che non consente ai correntisti di conseguire i possibili, in alcuni casi rilevanti, risparmi di spesa. Le banche infatti utilizzano tutte le leve a disposizione per cercare di limitare il crollo della loro redditività seguito dalla crisi bancaria degli anni scorsi. E per le famiglie l’unica difesa possibile è innanzitutto capire quali condizioni offrono gli altri Istituti presenti sul mercato, quindi andare a contrattare direttamente con il direttore della propria filiale facendosi rilasciare la proposta per iscritto e, se da quest’ultimo non si ottiene soddisfazione, essere pronti a cambiare banca.

Il conto è un servizio accessorio di cui tutti usufruiamo per gestire le entrate e le uscite correnti. In un momento in cui gli italiani hanno a che fare con Spending Reviews, tagli alle spese, aumenti delle tasse e riduzione del risparmio mensile, il risparmiatore italiano è sempre più abbandonato a sé stesso.

Non esiste più uno Stato-chioccia che provvede e tutela i propri cittadini.

Ognuno deve pensare a salvaguardare i propri interessi famigliari: perché non iniziare col risparmiare ogni anno qualche centinaia d’euro cambiando il proprio conto corrente?

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