I buoni sono davvero buoni

I buoni sono davvero buoni?

Dottor Sciamanna, sono un pensionato con una pensione sufficiente alle spese mensili che devo sostenere. Le scrivo perché ho dei risparmi sistemati negli anni in Posta, in alcuni libretti e alcune polizze Poste Vita. Ora mi sono scaduti dei vecchi Buoni Fruttiferi e sono orientato a sottoscriverne di nuovi, visto che non ho molta fiducia nei conti pubblici e delle finanze statali. La mia priorità infatti è un investimento garantito, sicuro, che mi permetta di far crescere il capitale da poter lasciare poi ai miei tre figli. Cosa mi può consigliare?

La campagna pubblicitaria di questi giorni sta avendo i suoi frutti. Il messaggio recita: “Se c’è una cosa sicura oggi, chiamali Buoni Fruttiferi Postali”.

Ma è davvero così?

Prima di tutto una precisazione: non è possibile separare le sorti della Posta da quelle dello Stato Italiano. Da un recente sondaggio è emerso come gli italiani abbiano più fiducia nelle Poste e nelle compagnie assicurative che nello Stato. La fiducia nello Stato italiano passa dal 36% del 2010 al 29% nel 2013. Al primo posto per credibilità ci sono le Poste Italiane, anche se la percentuale scende dal 52% al 47% del 2013. Al secondo posto le compagnie assicurative con una fiducia al 40%, quindi le banche. Un dato bizzarro visto che, come è noto Poste Italiane è una società pubblica e dunque direttamente collegata ai destini della Repubblica Italiana; per quanto riguarda poi le compagnie, all’interno delle gestioni assicurative, hanno in pancia una percentuale altissima di titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano. La percezione quindi non corrisponde alla realtà.
Ecco che i Buoni Fruttiferi Postali (BFP) si confermano una delle scelte preferite dai risparmiatori italiani. Dal bollettino statistico della Banca d’Italia emerge che nel 2012 il 5,6% delle famiglie aveva Buoni Fruttiferi Postali per un valore che superava i 200 miliardi di euro. Ma è davvero così conveniente?

Analizzando l’offerta dei Buoni Fruttiferi Postali sottoscrivibili, emerge un fatto: non sono più così semplici come tutti credono. Si può scegliere a seconda dell’orizzonte temporale, tra tasso fisso, crescente o variabile, tra indicizzazione all’inflazione o all’andamento di indici azionari. Ciò richiede valutazioni per nulla scontate per la maggioranza dei risparmiatori o addirittura l’intervento di un consulente, meglio se senza conflitti d’interesse.
Emessi e garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, i BFP sono collocati da Poste italiane. Vista la garanzia pubblica, è opportuno confrontare i Buoni Fruttiferi con Buoni del Tesoro, titoli di Stato, di pari scadenza. Analizziamo i classici BFP ordinari: hanno una durata massima ventennale e rendimenti crescenti nel tempo (dallo 0,25% al 4,75%). Il rendimento degli ultimi anni è sicuramente allettante ma, confrontando il rendimento annuo finale con quello di un titolo di Stato di pari scadenza, si può facilmente notare come il Buono Fruttifero renda sempre molto meno dei Buoni del Tesoro (nel momento in cui scrivo anche l’1,25% annuo in meno).

Insomma, i Buoni Fruttiferi Postali, emessi e garantiti da una struttura pubblica, offrono rendimenti sistematicamente inferiori ai titoli di Stato, come se le Poste fossero considerate meno rischiose, quando in realtà il garante è praticamente lo stesso.

Le alternative che vi offrono poi (obbligazioni strutturate di emittenti terzi, index linked) possono non essere per tutti: negli ultimi anni sono stati venduti dalle Poste tantissimi investimenti complicati (indicizzati alla borsa o a panieri di titoli), scommesse, di cui si dovrebbero conoscere bene prima costi, rischi e condizioni. Tutte informazioni recuperabili sui Prospetti Informativi e, se non si comprendono, è meglio chiedere un parere ad un esperto.

Alcuni risparmiatori, pensando di avere i soldi in Posta, attraverso questi investimenti, si sono ritrovati ad avere i propri soldi “garantiti” da Lehman Brothers, la banca d’affari americana poi fallita.

Giova appena ricordare che le Poste, pochi anni fa, è stato il maggior distributore di obbligazioni strutturate, vincendo addirittura un premio a livello europeo. Più di qualsiasi altro istituto bancario o assicurativo. Un primato di cui le tasche dei risparmiatori, in alcuni casi, forse avrebbero fatto volentieri a meno.

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