Investire o speculare?

Investire o speculare?

“Salve, vi scrivo per avere un parere: con i prezzi così bassi dei titoli di stato italiani, non sarebbe il caso di investire nei BTP? “ 
“Buongiorno, le scrivo perché avrei un capitale di circa 180000 euro che vorrei investire ma ho paura di sbagliare investimento. Cosa mi consiglierebbe?”

Salve. Vi ringrazio per la domanda, perché mi permettete di chiarire alcuni punti alla base di una corretta pianificazione finanziaria.

Dite che vorreste “investire” del denaro. Bisogna, innanzitutto, chiarire le differenze tra investire e speculare. Troppe volte le due parole sono state utilizzate, sia dalla stampa che dai risparmiatori, in maniera scorretta, finendo per diventare quasi sinonimi.

L’investimento finanziario è quella strategia che un individuo attua per acquisire attività finanziarie allo scopo di ottenere, in un tempo ragionevolmente lungo, profitti sotto forma di:

  • Reddito (dividendi, cedole, rendite di varia natura…)
  • Plusvalenze (apprezzamento di valore)

In questo processo, si allocano quindi le risorse in funzione delle proprie esigenze finanziarie. L’investimento diventa così il mezzo per raggiungere determinati obiettivi di vita, che vanno pianificati prima ancora di stabilire se comprare o meno un titolo come il suo BTP. In questo senso, l’investimento può essere visto come un consumo differito nel tempo (investo 1 euro oggi per ritrovarmelo rivalutato quando avrò bisogno di spenderlo).

Per quanto sopra, l’investitore ha una strategia che riguarda il suo intero portafoglio e non il singolo titolo; ha come priorità le proprie esigenze e i propri obiettivi da ottenere nel medio-lungo periodo.

Molte persone (come nelle domande) hanno paura di investire ma l’investimento finanziario non è rischioso di per sé: non avere una minima cultura finanziaria invece è molto rischioso!

Di contro, la speculazione è quella strategia volta a conseguire guadagni nel più breve tempo possibile (a volte addirittura di pochi secondi); l’orizzonte temporale è quindi di breve periodo e l’obiettivo è conseguire rendimenti costanti attraverso il c.d. “timing” (entrare e uscire al momento giusto).

Lo speculatore cerca il massimo profitto cercando di prevedere ed anticipare il mercato.

Questa possibilità di liquidare in qualsiasi momento le risorse impegnate, tiene calmi i nervi dello speculatore e lo rende molto più disposto ad assumere rischi. Per questo, al di là dell’aspetto etico, la speculazione se portata all’eccesso può avere conseguenze nefaste (come si è visto in occasione della crisi dei mutui sub-prime americani, di cui paghiamo le conseguenze ancor oggi).

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